Viaggio di un’Idea

Neuroscienze e fantasia per indagare i processi creativi.

“Le nuove idee non nascono dalla deduzione ma da un’immaginazione artisticamente creativa.” Max Plank
Ci sono tanti modi per parlare di creatività, eppure, tra tutti, nel 2016 scelsi un avventuroso approccio neuroscientifico per la mia tesi triennale, benché sembri quanto di più distante possa esserci rispetto al “fare arte”.
Il motivo di questa decisione risale a molto tempo prima: ascoltando una conferenza sull’argomento, qualcosa è scattato. Un appunto maldestro tra fiumi di parole. Questa è la conseguenza di quell’insignificante intuizione.

Non scordiamo dove sta la scrivania

C’è da dire che il motivo per cui la sopracitata conferenza ha avviato un’idea del genere è che, a monte, nutrivo già un notevole interesse nel comprendere i meccanismi che regolano la nostra mente e il nostro comportamento. Risalendo ancora la corrente, sono sempre stata affascinata dalle persone, dalle loro identità e dalle loro vicende.

 

Questo per dire che ogni grande idea o storia (curioso che la radice greca di queste parole coincida) ha origini umili. Per continuare la saga etimologica, che fa molto colto, potrei dire che umile deriva da “humus”, che ci rimanda alla terra, alla concretezza della quotidianità. La nascita di una narrazione avviene quando noi sappiamo vivere la nostra storia. Perché è quando ci confrontiamo, cresciamo e sappiamo guardare il mondo con un occhio curioso, disposto a stupirsi, è lì che inizia la nostra ricerca di verità, che può riguardare ciò che ci circonda, le altre persone, i significati, noi stessi.

Passiamo al secondo punto: perché parlare di creatività?

Prima di rispondere a questa domanda è lecito cercare di capire cosa essa sia e come funzioni. In generale potremmo dire che si tratta di un modo particolare di risolvere i problemi. Per cui non è qualcosa di cui possono servirsi solo illustri scienziati o eclettici artisti, ma riguarda ognuno di noi. In particolare, maggiore è il dislivello tra l’entità di un problema e i mezzi che abbiamo a disposizione per risolverlo, maggiore è il balzo creativo.

 

Il lavoro creativo si configura come un continuo assestamento intorno a un’idea, un dialogo tra la realtà concreta e l’immagine mentale. Una lievitazione tanto del nostro prodotto creativo quanto del modo in cui lo vediamo.

 

Un aspetto importante della creatività è l’intuizione, che non procede usando connettivi logici (come avviene nel linguaggio, specialmente in quello matematico), ma piuttosto appare come una percezione del problema globale, sviluppato attraverso immagini simboliche. Che sia vissuta come il momento in cui si intravede un nuovo percorso di pensiero o come un’improvvisa e chiara soluzione, l’intuizione è un momento di grazia che può non ripetersi con grande frequenza. Perciò meglio non adagiarsi.

L’idea sfuggente.

Per capire ancora qualcosa della creatività possiamo usare la metafora di συνβαλλω (sunballo “mettere assieme”, da cui deriva simbolo) e διαβαλλω (diaballo, “separare”).

Il primo termine si riferisce al momento in cui i pezzi del mosaico acquisiscono significato. È quando due idee precedentemente slegate si uniscono e danno vita a qualcosa di nuovo, che è diverso dalla semplice somma delle due componenti precedenti. Il secondo termine, invece, ci racconta di tutte quelle situazioni in cui il senso è frammentato e disperso. Eppure, se siamo disposti a raccogliere quelle schegge, anch’esse serviranno a ricostruire un nuovo senso. Questo è il cuore di tutto il discorso: ne vale la pena.  

Ogni fallimento, ogni fatica non vanno vissuti come fini a sé stessi, né come qualcosa di definitivo, perché essi sono sempre in funzione di un bene maggiore, di un miglioramento, di un nuovo disegno, di una nuova storia. Molto spesso siamo abituati a valutare il prodotto e non il percorso, eppure non è qualcosa che si dovrebbe trascurare così facilmente..

Il viaggio

Una curiosità: il titolo iniziale di questa tesi era proprio “I percorsi della creatività”. Lo avevo in mente ancora prima di compilare tutte le procedure burocratiche, tanto che già allora lo spammavo nei discorsi con familiari, amici e insospettabili conoscenti. Fra l’altro, ero anche convinta che il lavoro dovesse assumere la forma di un trattato ordinato e compiuto. Tuttavia, non avendo grandi rivelazioni o saggi consigli da dispensare, ho optato per qualcosa di più pragmatico e onesto: la mia esperienza.

 

Credo sia stata l’intuizione giusta. Perché mi ha anche permesso di raccogliere dati in diretta, quasi come farebbe chi studia il cervello in ambito scientifico: infatti, per capire come esso funzioni, non serve smontarlo in componenti come faremmo con un macchinario, ma bisogna osservarlo mentre lavora, cambia, vive. In questo modo, con un cortocircuito di significati, la tesi non solo espone questa ricerca nel contenuto ma anche nella forma e la creatività diventa la causa, il mezzo e il fine di questo viaggio. Non è da escludere, infatti che, osservando il dipanarsi delle linee sul foglio, possiamo cogliere, in qualche modo, anche il movimento mentale che sta a monte, senza trascurare il continuo dialogo e assestamento tra anima e corpo.

In conclusione, che dire?

Ormai è passato parecchio tempo da quando ho lavorato a questo progetto. L’idea iniziale era creare un fumetto, poi un diario illustrato, infine una raccolta di appunti e illustrazioni. Chissà, un giorno potrei riprenderlo in mano. In fondo è tutto un work in progress.
E visto che avete avuto la pazienza di arrivare fino a questo punto, non vi lascerò a bocca asciutta!

Bibliografia e risorse

Ringrazio i professori Marzagalli, Zanoletti, Ottria, i compagni di corso, i familiari e gli amici per avermi supportata in questo percorso.
Inizio

Inizio del viaggio

Materia grezza

Stabilizzazione

idea character sheet

tappa1

Occhio

Occhio

fotorecettori coni e bastoncelli

fotorecettori

tappa2

Sinapsi

Sistema stellare limbico

ricordi di Idea

emozioni

tappa 3

Corteccia prefrontale

Idea sulla carta

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Perché lasciarlo nel cassetto?